Chiudono i battenti della mostra, ma rimangono tanti spunti di riflessione

di Franca Bosio - twitter: @frabo25

Si è concluso ieri il ciclo di conferenze che ha accompagnato la mostra “Un Processo - 4 Lingue” di AIIC Italia, ospitata presso la Scuola Civica A. Spinelli per Interpreti e Traduttori.

L’ultima delle tre tavole rotonde organizzate a corollario della mostra “Un processo 4 Lingue - Le voci della giustizia” è stata dedicata al multilinguismo e al valore dell’identità linguistica, tema più che mai attuale in una società destinata a diventare sempre più interculturale. I relatori ci hanno presi per mano e accompagnati in un affascinante viaggio con tappe di estremo interesse, non solo linguistico, ma anche etico, politico e sociologico. Dalla voce di chi, ogni giorno, opera in un contesto multilinguistico di cui gestisce bellezza e complessità, abbiamo avuto il privilegio di imparare quanto sia importante preservare l’identità linguistica di un paese e consentire a chi lo rappresenta fuori dai propri confini nazionali di esprimersi nella propria lingua. Questo a conferma di come multilinguismo e parità linguistica siano forme di democrazia. Il viaggio virtuale di quest’ultima giornata ci ha portato dal Parlamento svizzero, con Jean-Luc Egger, Capo del Servizio del Parlamento svizzero, pioniere nella gestione del multilinguismo, all’Unione Europea, con Paolo Torregiani, Capo dell’Unità di Interpretazione Italiana, Commissione Europea dove abbiamo appreso, con orgoglio, che la ‘scuderia’ degli interpreti italiani è molto apprezzata sia tra i colleghi sia presso i rappresentanti istituzionali per l’alto livello di professionalità e competenza linguistica, per approdare infine alle Camera dei Deputati del Paramento italiano con Umberto Cini, Ufficio Interpreti della Camera.

Il nostro viaggio ci ha poi accompagnati oltre i confini della parola verbalizzata, per approdare nel mondo della lingua dei segni, grazie all’intervento di Lucia Rebagliati, presidente dell’Associazione ANIOS. Abbiamo imparato della ricca polifonia delle lingue dei segni, specifiche per ogni paese, di come molti sordi eleggano a lingua madre esclusivamente la lingua dei segni e del lungo percorso legislativo che ha visto ANIOS in prima linea nel riconoscimento della lingua dei segni come strumento di inclusione sociale e di espressione dei propri diritti.

In questo affasciante viaggio abbiamo effettuato anche due inaspettati voli a lungo raggio, uno in Asia e uno al cuore della nostra lingua. Con mia grande sorpresa - per fortuna non si finisce mai di imparare - ho appreso che in India, a rappresentare lo straordinario multilinguismo di un paese che ospita oltre 1,3 miliardi di persone, presso il Parlamento si parlano e alternano ben quattordici lingue! Il volo al cuore della nostra lingua in cui ci ha condotti la psicolinguista Vera Gheno ha avuto l’effetto di una scossa elettrica. Sentire parlare della parola, del suo ruolo, della sua potenza espressiva, delle sue molteplici sfaccettature, del suo continuo divenire mi ha fatto pensare che è proprio questa continua ricerca di ‘afferrare’ l’inafferrabile o provare a ‘esprimere’ l’ineffabile che ha spinto molti di noi a scegliere la professione dell’interprete. Chiudo con una citazione regalataci da Vera Gheno, frase che, a mio parere, descrive perfettamente il rapporto che dovremmo avere con l’espressione verbale: “Abbiamo una responsabilità, finché viviamo: dobbiamo rispondere di quanto scriviamo, parola per parola, e far sì che ogni parola vada a segno” (Primo Levi – Dello scrivere oscuro). Riflettiamo.


Recommended citation format:
AIIC. "Chiudono i battenti della mostra, ma rimangono tanti spunti di riflessione". aiic-italia.it May 20, 2017. Accessed June 28, 2017. <http://aiic-italia.it/p/8010>.